Il Ridotto del Teatro Fraschini di Pavia sta assumendo sempre più la connotazione di spazio espositivo. Martedì si aprirà, infatti, una nuova mostra che il direttore della sua Fondazione ha riassunto con l’espressione “Guardare la musica: l’idea geniale che sottende all’esposizione – ha commentato Antonio Sacchi – è che le foto che compongono il percorso dimostrano che anche attraverso il silenzio dell’immagine si perpetua il suono”.
Nata in seno a Oltrefoto – Laboratorio Permanente di Fotografia di Voghera –, non nuovo ad iniziative culturali nel capoluogo, la mostra è frutto del lavoro svolto da una dozzina di iscritti (Stefano Boschiroli, Nicoletta Casoni, Franco Castellari, Marco Cipullo, Giorgio Ghersani, Patrizia Lanfranchi, Nadia Marino, Michelle Marrone, Enrico Prada, Stefano Rondina, Paolo Valassi e Cristiano Zizza) nell’estate 2007 a Pella (Lago d’Orta), in occasione della stagione concertistica “ Armonie sul lago” organizzata dall’Associazione Ensamble “Isabella Leonadra” di Novara, sotto la direzione artistica dal Maestro pavese Maurizio Schiavo.
“Un’esperienza interessante, curiosa e stimolante – l’ha definita il presidente di Oltrefoto Giorgio Ghersani– per noi che ci muoviamo secondo tradizione, guardandoci sempre intorno con attenzione, ma cercando anche di svolgere un’indagine creativa, ciò cercando di cogliere, di ciò che ci circonda, un lato particolare che possa tradursi in messaggio”.
 A spiegare il messaggio delle 35 foto esposte, selezionate tra le diverse migliaia scattate, e raccolte nel titolo Impronte d’aria, è il direttore artistico del Laboratorio Enrico Prada.
“Fotografia e Musica: strana coppia, all’apparenza senza connessioni. Eppure, questo binomio improbabile, è stato vissuto come principio creativo di questa mostra, con la complicità di Gianni Rodari (anche lui del Lago d’Orta, di Omegna, appena sopra Pella) e della sua idea di binomio fantastico.
Sette concerti e un balletto eseguiti nelle chiese del paese e nella piazzetta del lungolago, non lontano dai tavoli all’aperto di un ristorante e sotto l’insegna dell’Ufficio Postale.
Fotografie di prove e concerti in luoghi dove suoni musicali si mescolavano a quelli vitali del paese e della stagione - le chiacchiere, la risacca delle onde, il fruscio degli alberi, la sirena del vaporetto, un bagnante che torna a casa -, in uno strano impasto di luci: riflettori, bagliori di tramonto, lampioni, riflessi di luna sul lago. Un contesto straniante, un’invenzione naturale: uno stimolo eccitante. È stato in uno di quei momenti, mentre l’orchestra suonava immersa nel ritmo delle cose, che improvvisamente sono riemerse le parole di Rodari: “Occorre una certa distanza tra due parole, occorre che l’una sia sufficientemente estranea all’altra, e il loro accostamento discretamente insolito, perché l’immaginazione sia costretta a mettersi in moto per istituire tra loro una parentela, per costruire un insieme (un binomio fantastico) in cui i due elementi estranei possono convivere”.
Sono parole della Grammatica della fantasia che hanno aperto la porta allo sguardo, per vedere le impronte sonore lasciate dalla musica: per vederle nell’aria, ma soprattutto in mezzo alle case, sul pelo dell’acqua, nelle navate, nei giardini, sulle panchine e dentro i portoni. O nello sguardo di chi ascolta. Parole per fotografare la musica. Per vederla come fosse vento, perché, come il vento, la musica è visibile solo nelle cose che avvolge e sulle quali si deposita. Una strana caccia visiva, in cerca di tracce impalpabili lasciate dai suoni di strumenti antichi, mischiati ai suoni della vita quotidiana (come le posate di un ristorante poco distante dal luogo delle prove)”.
Un archetto vibrante, un corpo che danza rivolto al lago, lo sforzo gonfio della guancia che soffia nel corno o le mani commosse che applaudono, i piedi delle ballerine illuminati da una luna artificiale e il ricciolo di un violoncello che assomiglia ad un orecchio… Sono solo alcune delle foto ospitate nell’ideale cornice del Fraschini, dove può rivivere l’eco dalla quale queste immagini sono nate. |