Il Cineclub Lebowski di Garlasco, dopo un regista classico e prolifico come Hawks, ha scelto un autore moderno, eppur già di culto, e che meno prolifico non potrebbe essere: tre film in tre decenni.
Recentemente ritornato (si fa per dire) sotto i riflettori dopo vent'anni di silenzio con La sottile linea rossa (vincitore dell'orso d'oro a Berlino), Malick resta comunque una figura enigmatica che non concede interviste e nemmeno si lascia fotografare.
Malick è un uomo misterioso e riservatissimo, un regista denso per stile, cultura e contenuti, certamente un autore, forse uno degli ultimi.
Il suo sguardo sul mondo, illuminato dalla luce del crepuscolo, regala immagini di una magnificenza stordente, a cui spesso vengono associati drammi terribili, a volte incomprensibili. Non se ne cercano però le ragioni o le conseguenze. Questi fatti, attraverso stranianti monologhi interiori, danno il via a delle interrogazioni filosofiche sul senso della bellezza e dell'orrore, del bene e del male, dell'esistenza.
Rigorosamente da copie in DVD, l'ultimo capolavoro di Malick sarà preceduto dagli altri film tra cui I giorni del cielo, vincitore della palma d'oro per la regia a Cannes nell'anno di Apocalypse Now.
Dopo una pausa natalizia la programmazione riprenderà, minacciosamente, a gennaio con il ciclo Space Invaders.
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